Swami Sri Yukteswar raccomandava caldamente l'uso di pietre preziose, metalli e rimedi astrologici. Oltre ad essere un maestro spirituale del Kriya Yoga, Sri Yukteswar era infatti un esperto e profondo conoscitore dell'astrologia vedica (Jyotish).
Questo aspetto è ampiamente descritto dal suo celebre discepolo, Paramahansa Yogananda, nel capitolo 16 dell'Autobiografia di uno Yogi intitolato Sconfiggere le stelle.
I rimedi specifici da lui raccomandati includevano:
Il braccialetto astrologico a tre metalli: Sri Yukteswar ideò una formula precisa basata su specifici pesi di oro puro, argento e rame intrecciati insieme. Egli spiegò che questi metalli, rimanendo a diretto contatto con la pelle, emettono un raggio elettronico o luce astrale capace di agire come un vero e proprio parafulmine contro le radiazioni cosmiche e le influenze planetarie avverse.
Gemme preziose senza difetti: Il maestro affermava che le pietre preziose (ratna) sono ancora più efficaci dei metalli, a patto che siano prive di difetti e di peso non inferiore a due carati. In diverse occasioni ordinò ai suoi discepoli e ai malati che si recavano da lui in cerca di guarigione di indossare gemme specifiche (come gli zaffiri) per controbilanciare il karma negativo che si manifestava sotto forma di malattie o incidenti.
Rimedi erboristici: Laddove i discepoli non potevano permettersi il costo di gemme preziose di alta qualità, Sri Yukteswar prescriveva come alternativa l'uso di radici o parti di determinate piante collegate alle energie planetarie.
La filosofia del maestro sui rimedi astrologici
Inizialmente, Yogananda era molto scettico riguardo all'astrologia. Fu lo stesso Sri Yukteswar a spiegargli l'utilità di questi strumenti con una celebre metafora: così come un uomo non smette di camminare solo perché sa che potrebbe piovere, ma si munisce semplicemente di un ombrella per non bagnarsi, allo stesso modo i metalli e le gemme agiscono come una protezione per attenuare i colpi del karma negativo diretti verso il corpo e la mente.
Sri Yukteswar sottolineava che, finché gli esseri umani non raggiungono la piena Realizzazione del Sé (lo stato di Jivanmukta), le leggi della natura e del cosmo mantengono una forte influenza su di essi ed è quindi del tutto legittimo avvalersi di queste ciabatte materiali o scorciatoie per salvaguardare il proprio benessere e favorire il cammino spirituale.